Quella di domenica 28 giugno non è stata semplicemente la giornata conclusiva di una mostra, bensì un momento di autentica partecipazione civile, nel quale l'arte è diventata occasione di confronto, ascolto e consapevolezza, perché le opere hanno saputo parlare senza imporre risposte e hanno accolto domande, emozioni e riflessioni che il pubblico ha restituito con una partecipazione intensa e sincera. Il dibattito che ne è seguito ha confermato quanto sia ancora vivo il bisogno di incontrarsi per riflettere insieme sulla pace, sui diritti umani, sulla nonviolenza e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha nei confronti del presente, dimostrando che l'arte, quando riesce a toccare corde profonde, può diventare uno strumento capace di mettere in relazione esperienze, sensibilità e coscienze diverse.
Un grazie di cuore va a Peppe Sini, il cui intervento, lucido e appassionato, ha saputo indicare nella nonviolenza non un ideale astratto, ma una scelta concreta e quotidiana, così come desidero ringraziare Ada Tomasiello, Sandra Gasbarri, Valentina Bruno ed Elisabetta De Minicis, che con competenza, sensibilità e grande capacità di ascolto, si sono confrontate in un dialogo autentico tra arte, impegno civile e memoria.
La risposta delle persone è andata ben oltre ogni aspettativa, perché abbiamo percepito un'autentica presa di coscienza che si è manifestata negli sguardi, nelle domande, nelle conversazioni nate spontaneamente davanti alle opere e nelle tante parole di incoraggiamento ricevute, tanto che, da più parti, è emersa con forza la richiesta di non lasciare che questa esperienza si concluda tra le mura del museo.
Molti visitatori ci hanno infatti chiesto di portare KYLIX 26 – NO WAR fuori dagli spazi espositivi tradizionali, affinché possa diventare una mostra itinerante capace di attraversare città, piazze, scuole e luoghi di incontro, perché il messaggio che le opere custodiscono possa raggiungere un numero sempre maggiore di persone e continuare a generare domande, confronto e consapevolezza.
È probabilmente il riconoscimento più bello che potessimo ricevere, perché significa che il progetto è riuscito ad andare oltre la dimensione estetica e a trasformarsi in un'esperienza condivisa, nella quale il pubblico non è stato semplice spettatore, ma parte attiva di un percorso di riflessione collettiva.
Per questo motivo il nostro obiettivo non può che essere quello di proseguire il cammino appena iniziato, lavorando affinché KYLIX diventi un appuntamento annuale dedicato all'arte contemporanea e ai grandi temi del nostro tempo e, allo stesso tempo, affinché NO WAR possa continuare il proprio viaggio in altri contesti espositivi e nello spazio pubblico, dove il dialogo con le persone possa farsi ancora più diretto e necessario.
Grazie a tutte e a tutti coloro che hanno partecipato, sostenuto e condiviso questo progetto, perché senza la loro presenza tutto questo non avrebbe avuto lo stesso significato.
L'arte, da sola, non può fermare una guerra, ma può ancora insegnarci a non considerarla normale e può ricordarci che ogni cambiamento nasce sempre da uno sguardo capace di immaginare un futuro diverso.




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